Impianto di compostaggio ad Ariano, la cronistoria di Gambacorta

L'ex sindaco , in un dettagliato comunicato, spiega perché gli amministratori di oggi dovrebbero essere più attenti alla questione e non "aggredire" chi ha lanciato l'allarme

In merito alle polemiche sull’impianto di compostaggio  che si vuole realizzare  nell’area Pip di Camporeale ad Ariano Irpino, dall’ex sindaco del Tricolle , Domenico Gambacorta,  riceviamo e pubblichiamo:

Un privato cittadino, ormai privo di incarichi istituzionali ma che ha da sempre a cuore le sorti della Città, riceve da un altro privato cittadino, anche lui senza incarichi istituzionali, la determina dirigenziale del Comune di Ariano del 29 gennaio scorso e questo commento: “noi ci opponemmo e gli attuali amministratori hanno dato i lotti per fare l’impianto di compostaggio”.
Infatti, l’Amministrazione Gambacorta, e’ doveroso ricordarlo, deliberò il diniego dei suoli e si costituì al Tar di Salerno che respinse il ricorso dell’impresa dando ragione al Comune. Questa è la sintesi più efficace dei fatti dal punto di vista amministrativo. Dal punto di vista politico, il risveglio del gruppo consiliare di maggioranza è sicuramente una buona notizia. Certo, l’auspicio sarebbe stato che chiedesse una immediata convocazione del Consiglio Comunale per deliberare, a quattro anni e mezzo dall’ insediamento, le modifiche al Regolamento PIP o, meglio ancora, la variante al PUC che impedisce a certe tipologie di aziende di insediarsi a Camporeale. Si eviterebbe il rischio di una fonderia o magari di un impianto chimico, non si eviterebbe il rischio di un impianto di trattamento dei rifiuti per le ragioni che spiego più avanti. Invece, esponenti della maggioranza non trovano di meglio che aggredire chi ha lanciato l’allarme perché preoccupato del susseguirsi degli eventi, cercando di intimorire e silenziare chi evidenzia problemi seri. Ennesimo tentativo maldestro di ricercare responsabilità in QUELLI DI PRIMA.
Intanto, sarebbe utile spiegare perché la sentenza del Consiglio di Stato del novembre 2023 non sia stata portata all’attenzione del Consiglio Comunale e sia stata tenuta in un cassetto per oltre un anno. Sarebbe anche utile spiegare perché, da febbraio 2020, quando il ricorso era parcheggiato in Consiglio di Stato e, forti della favorevole sentenza del TAR Salerno del luglio 2019, non sia stata adottata una delibera del Consiglio Comunale che spiegasse l’assoluta contrarietà all’impianto di compostaggio che avrebbe potuto far capire all’impresa che l’impianto ad Ariano nessuno lo vuole. E che lo spirito della legge del 2007, di chiusura di Difesa Grande, era anche di chiudere definitivamente con impianti di smaltimento finale dei rifiuti nel nostro territorio. Perché un impianto di compostaggio non è altro che un impianto che produce un compost che nessun agricoltore vuole e che per essere utilizzato finisce per ricomporre cave e discariche. Dunque un impianto di smaltimento finale e non altro. Tutta questa mancanza di iniziative andrebbe spiegata alla pubblica opinione e invece ci si è distrattamente limitati al silenzio.
Infine una precisazione: l’esempio del Comune di Buccino non è stato citato a caso. La disattenta e silente maggioranza farebbe bene ad approfondire. Qui una impresa privata, molto vicina a quella che ha ottenuto i suoli ad Ariano, intende realizzare un impianto di compostaggio di oltre 100.000 tonnellate all’anno. Nel frattempo il Comune adotta e approva una variante al PUC, con riferimento alla zona industriale, che stabilisce che “sono ammessi esclusivamente insediamenti artigianali e industriali del settore agroalimentare con riferimento sia all’ampliamento delle aziende esistenti che per i nuovi insediamenti”. In questo caso una sentenza del Consiglio di Stato ha ritenuto legittima la scelta del Comune di orientare per mezzo della disciplina urbanistica lo sviluppo del territorio verso determinate produzioni escludendo le altre. Nonostante questa sentenza del luglio 2024, la Regione Campania ha autorizzato, a novembre 2024, l’impianto, ai sensi del comma 6 dell’articolo 208 del decreto 152 del 2006, in variante allo strumento urbanistico. Non è il caso che lo riporti testualmente. Non vorrei che qualche avvocato della maggioranza si offendesse.

MIMMO GAMBACORTA

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