IL CORSIVO – Quei dati Istat sulla Campania…

L’Istat ha pubblicato ieri gli indicatori demografici relativi all’anno 2024. La lettura degli esperti restituisce – per quanto maggiormente può interessare – le seguenti conclusioni all’interno del quadro nazionale.
Fecondità. Il primato continua ad essere del Trentino-Alto Adige: il numero medio di figli per donna è pari a 1,39 e fa registrare una lieve flessione rispetto al 2023. Seguono Sicilia e Campania: rispettivamente 1,27 (era 1,32 l’anno precedente) e 1,26 (era 1,29).
Saldi migratori per grandi aree. Nord e Centro Italia sono quelle che fanno registrare più arrivi. Il Sud continua a perdere residenti. Le partenze complessive dal Sud sono 401 mila; gli arrivi 349 mila. Le regioni più penalizzate sono Basilicata e Calabria, seguite da Molise e Campania.
Popolazione in età attiva. Qui la Campania detiene la quota percentuale più alta (65,3%) seguita da Lazio (64,2%) e Lombardia (63,9%). La regione con la quota più bassa è la Liguria (63,9%).
L’ultimo dato significativo (attenzione!) è la classifica sulla “speranza di vita”. Brutte notizie per i corregionali della Campania: l’Istat ci assegna la longevità più passa d’Italia, sia per gli uomini (79,7) che per le donne (83,8).
Rebus sic stantibus, non ci resta che scherzarci su. Dunque, è pur vero che i dati Istat diffusi ieri, cioè alla vigilia del Primo Aprile, potrebbero agevolmente rientrare nella categoria dei “pesci giocherelloni”. Epperò, indipendentemente dal calendario, prendiamoli per veri quei dati sulla “speranza” di vita in Campania, ma dedicando comunque un minutino di azione – ciascuno nel modo che gli aggrada – all’esercizio, ahinoi!, dei mai superflui scongiuri.
I commenti sono chiusi.